GIUSEPPE 1948.Il fuoco, 1949.Una serie di dipinti realizzati a

GIUSEPPE CAPOGROSSILE MOSTREEspose per la prima volta in una sala presso l’Hôtel Dinesen di Roma insieme con Emanuele Cavalli e Francesco Di Cocco, pittori dei quali divenne subito amico. La prima apparizione in comune con Cavalli avvenne nel 1932, presso la Galleria di Roma insieme con alcuni artisti milanesi. Nei primi mesi del 1935 un altro gallerista romano, di nome Dario Sabatello, organizzò una mostra itinerante, cominciata a San Francisco in California e conclusa a Portland, in Oregon. Questa fu una mostra collettiva: esponeva i quadri di ben ventisette pittori italiani, tra i quali Capogrossi ebbe un ruolo di non poca importanza. Nel 1946 organizzò una mostra personale alla galleria San Marco di Roma. La prima mostra del tutto astratta fu allestita nel 1950 alla Galleria del secolo di Roma e, poco tempo dopo, in una galleria di Milano. La nuova fase della sua pittura ebbe molto successo e l’intensificarsi delle mostre ce lo conferma. Capogrossi tenne due personali a Milano e Trieste nel 1953 e nel 1954 vinse il premio Einaudi; negli anni successivi furono organizzate una serie di mostre internazionali (a Parigi, Londra, New York, San Paolo e Bruxelles). Il nostro Capogrossi ebbe anche la possibilità di offrire al pubblico i propri quadri diverse volte alle Biennali di Venezia (ricordiamo per esempio quelle del 1930, del 1948) e alle Quadriennali di Roma (possiamo citare le esposizioni del 1935, del 1938, del 1943).LE OPERE PRINCIPALIAutoritratto con E. Cavalli, 1927. I Canottieri, 1933.Piena sul Tevere, 1934. Ballo sul fiume, 1936. Illusionista di campagna, 1938. Le due chitarre, 1948.Il fuoco, 1949.Una serie di dipinti realizzati a partire dal 1950, con l’unico titolo Superficie e un numero progressivo.Sole di Mezzanotte, 1952.Litografia n. 20, 1958. DESCRIZIONE DI ALCUNE OPEREIL FUOCOCiò che più risalta in questo dipinto è il colore, che, però, viene utilizzato dal pittore in un modo particolare. La funzione del colore in questo caso è quella cosiddetta “plastica”: esso serve per realizzare forme e rappresentare uno spazio. Ma il colore ha valenza anche di espressione di ciò che un elemento naturale come il fuoco comunica e provoca nell’artista. Il fuoco è rappresentato dalla molteplicità dei segni a pettine che, ripetuti in un numero infinito di volte, diventano una sorta di codice: è in questo codice che risiede la forma del fuoco che non è raffigurata nel dipinto in modo esplicito. ILLUSIONISTA DI CAMPAGNA Questo quadro è una delle invenzioni più straordinarie del periodo.Ciò che salta subito all’occhio è, ovviamente, la grande tela rossa, che forma una sorta di quadro nel quadro. La tela sospesa nel nulla, l’assenza dell’illusionista, la scala, sono tutti elementi che conferiscono al quadro un valore simbolico: gli oggetti sono come sospesi nell’aria, avvolti da fato e magia. L’atmosfera del dipinto è così precisa e calma che sembra che il minimo squilibrio possa causare un dramma e il caos più totale.BALLO SUL FIUME Questo dipinto raffigura il circolo di un’associazione religiosa americana, ancora oggi esistente su una sponda del Tevere. Può essere confrontato con altri dipinti come Piena su Tevere, per via delle somiglianze che li legano. Entrambi nascono da una sorta di geometria poetica, sospesa, visionaria e raccontano una Roma molto diversa da quella delle parate di regime. UN QUADRO CHE MI E’ PIACIUTOForse è Il fuoco, in quanto mi piace molto il colore che il pittore ha scelto e soprattutto l’uso che ne fa. Credo che, pur nella sua apparente semplicità e linearità, questo dipinto riesca veramente a trasmettere all’osservatore l’idea di ciò che sta rappresentando.                                                                                                                  Elena Lo Cont

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